Crea sito

Weilun Zhao

Weilun Zhao

Da grande voglio vincere uno scudetto con Varese

Intervista a Weilun Zhao

C’è un famoso chengyu – espressione idiomatica della lingua cinese composta da quattro caratteri – che recita水滴石穿(shuǐ dī shí chuān), letteralmente “la goccia scava la roccia”, che si potrebbe tradurre come “con tenacia e perseveranza è possibile raggiungere qualsiasi obiettivo”. Weilun Zhao, playmaker classe 2005 di Varese Academy, sembra proprio interpretarlo alla perfezione: non è un caso che Toto Bulgheroni, da attento osservatore del mondo cestistico varesino, lo veda spesso tirare da solo nel campetto vicino a casa, adesso che gli allenamenti sono fermi per il nuovo lockdown. E immaginandoci questa scena, possiamo percepire distintamente tutta la bellezza di un passaggio generazionale di amore incondizionato per questo sport.

Se potesse avere un super-potere, sarebbe il teletrasporto, «così potrei fare molte più cose in una giornata». E non avrebbe torto, dal momento che la settimana-tipo di Wei è formata da allenamenti di pallacanestro, di pallanuoto e lezioni di pianoforte: «Ho sempre incastrato gli orari, facevo allenamento di pallanuoto, e subito dopo andavo a quello di basket». Senza citare i voti ottimi allo scientifico Ferraris, dove frequenta la seconda liceo: «Fra le mie materie preferite ci sono chimica e matematica. Frequento l’indirizzo tradizionale, quello con il latino». Ma le lingue non sono un problema perché, oltre ai “classici” inglese e italiano, «con i miei genitori parlo cinese, alle medie ho studiato un po’ di spagnolo, e adesso grazie ai miei compagni di squadra camerunensi sto imparando anche il francese».

I ragazzi dell’Academy sono abituati ad essere a contatto con mondi diversi: «Avere giocatori stranieri in squadra è importantissimo. Oltre all’ambito cestistico – perché giocare con compagni più forti ti spinge a migliorarti – anche incontrare diverse culture è fondamentale». Le passioni sono tante, ma l’obiettivo è uno solo: diventare un giocatore di pallacanestro professionista. «La maggior parte dei miei sogni sono legati al basket: da grande, vorrei vincere uno scudetto con la Pallacanestro Varese, sarebbe il massimo». E per realizzarlo, Wei sa perfettamente quanto sia necessario impegno e costanza, dentro e fuori l’Academy: «Mi trovo benissimo, perché è la società in cui sono cresciuto da quando ero piccolo. Ho avuto la fortuna di avere sempre allenatori di livello altissimo, da quando ho iniziato fino ad adesso con Stefano Bizzozi».

«Sono nato a Prato, in Toscana, ma ho trascorso lì poco tempo, perché io e la mia famiglia ci siamo trasferiti poco dopo a Gorla, e infine a Varese. I miei genitori sono di Pechino, e in Cina ci sono ancora tutti gli altri parenti, nonni, zii, cugini». C’è un po’ di Natale e un po’ di Festa di Primavera, nella vita di Wei. Il giusto compromesso fra due culture ricche di bellezza e tradizione. L’amore per la pallacanestro, l’ha preso da suo papà, «che è da sempre appassionato e ha giocato nella squadra di basket della sua università» – e da suo fratello, «che giocava nelle giovanili di Varese, quindi è anche grazie a lui se ho iniziato il primo anno di minibasket qui».

Ve lo ricordate l’album delle figurine che la Pallacanestro Varese aveva realizzato qualche anno fa? Poco prima della chiacchierata con Wei, il destino ha voluto che in un cassetto ritrovassi proprio la sua figurina, da sola, senza un apparente motivo: deve essere stata un doppione rimasto in quel cassetto da solo per anni. La figurina recita “Pulcini 2005” e mostra un bambino con una canotta un po’ troppo grande: di certo, aprendo quella bustina, non avrei mai pensato che, anni dopo, avrei parlato proprio con quello stesso bambino che nel frattempo è diventato un ragazzo e uno dei giocatori più talentuosi dell’Academy. E chissà se fra qualche anno non lo ritroverò in una foto a fianco dei giocatori della prima squadra. Noi glielo auguriamo con tutto il cuore, e tifiamo per lui.